mercoledì 30 dicembre 2009
martedì 29 dicembre 2009
domani
domani è un anno da un post importante, e senza saperlo già programmavo di vomitare un bel pezzo. a domani :)
lunedì 16 novembre 2009
La rovina!
Ecco che mi accingo con fare romantico a sciorinarmi addosso le note aperte di una canzone tutta tonda. Sono li nel mio idilliaco sbrodolarmi di rancorose amorevoli emozioni, ad emozionarmi delle stesse, e poi ancora giù lungo il manico a tintinnare le più giuste, per poi aggravare le più vere in basso vicino al capo dei tasti. E le fruste non sono quelle che mi aspetto se a suonarle sono dita distanti, e le dita non sono quelle che mi aspetto 'chè mi anticipano il cervello tanto basta. E mi inseguo all'infinito, e dal nulla ritorno convinto di un pensiero nuovo e vergine, che forse avrà da donarmi un discorso nuovo, e io li a carpirne il senso...
Ma porca eva, zanzara maledetta, proprio ora dovevi mordermi il mignolo?
mercoledì 28 ottobre 2009
sabato 22 agosto 2009
Dicono che fumare faccia male
Dicono che fumare faccia male...
Dalla finestra non si vede niente, eccetto un lampione su un cassonetto vuoto.
Il camion della nettezza urbana continua a passare due volte al giorno, nonostante il quartiere svuotato dall'inesorabile flusso verso il "riposo".
Dicono che lavorare faccia male...
Inesorabile è una parola lenta, che prende il tempo che gli viene concesso, sicchè non la si trova mai in concomitanza di vere pause o tempi morti. Il silenzio della metrica è artefatto, e si sa quanto pesi. Ma non sempre si presta attenzione al fatto che il vuoto e l'assenza, in quanto negazione (e di quando in quando persino abnegazione) hanno uno spazio, sancito da ciò che si prevede sia il limite, prescritto di volta in volta, sia per grazia concessa da se stessi, sia per attese più o meno riscontrabili al termine dello scambio avvenuto. Si comunica quindi, per dirla in termini modesti, tanto del, e nel, riempire quanto nello svuotare di concetti il tempo che ci è concesso vivere. E se è vero che il tempo è l'unica ragione del viversi, come io credo, allora l'attesa può riguadagnarsi l'importanza che sempre io credo si meriti nel nostro piccolo-grande quotidiano intendere la nostra vita.
Ciò che è, è quel che è.
Così, inesorabile tra uno svuotamento e l'altro, era il tempo di quell'estate in apparenza vuota. Vuota forse come quei cassonetti inutilizzati, che in quanto vuoti non necessitavano probabilmente di essere svuotati. Ma chiuso era l'involucro, e quel vuoto, poichè nascosto, si guadagnava uno spazio nel tempo. Scusate se è poco.
Un ultimo aspetto degno di nota di questo accadimento assai ritmico, è forse quello dell'apparenza, che, nel suo debole per l'inganno, a sua volta regala un'opportunità a quello che può venire nascosto oltre se medesima, financo arrivare a tramutare in oblio ciò che non si vede, sia esso tutto o niente.
C'era una volta un qualcosa che viveva di qualcosa. Un giorno qualcosa decise di dedicare (le circostanze che lo portarono a questa scelta sono poco utili ai fini del racconto), spendere o passare il proprio qualcosa a qualcosa: la qual cosa lo lasciò alquanto disorientato: Infatti, se è vero che qualcosa è poco identificabile, inquanto uguale a tutto il qualcosa, è anche vero che, più o meno, è contrario di niente...
Sta di fatto che qualcosa, rendendosi conto che il suo qualcosa era divenuto qualcosa di più, si trasformò d'incanto in un oggettivo!
Oggettivo era molto felice del suo oggettivare i qualcosa. Ovunque andasse, ogni qualcosa diventava oggettivamente oggettivo anch'esso. Neanche a dirlo, lui cresceva arricchendosi e nutrendosi dei vari qualcosa!
La vita di oggettivo andava avanti felicemente, quand'ecco però, in un non definito giorno, di un indefinito periodo dell'anno (il quale si era ormai arreso all'evidenza che il tempo non esiste, ed è soltanto qualcosa di indefinito a metà tra il tempo e lo spazio), nella sua vita subentrò la noia.
Questa era generata apparentemente dal niente! Anzi, apparentemente, il niente era assai colpevole di questo accadimento.
< Ma com'è possibile che il niente generi qualcosa? >, continuava a ripetersi.
Oggettivo, che si ricordava di essere, in fondo, qualcosa, si sentì molto sconcertato da questo fatto.
Fu così che oggettivo, una volta qualcosa, si arrese all'evidenza di essere un parto del niente...
...Poi arrivò un tale filosofo tedesco, e ci scrisse un romanzo. Si narra che, stando a quanto ha affermato egli stesso in punto di morte, questa storia non abbia fine!
sabato 11 aprile 2009
Comunicazioni di servizio
Pare che Pot the Blue Shamrock si senta "distorta" ad alcune persone. Sto cercando un altro lettore mp3 da usare per il blog. Inoltre cercherò di rimettere a posto il layout definitivamente, anche se ho paura che dovrò ricorrere a metodi un pò improvvisati....
venerdì 10 aprile 2009
Pot The Blue Shamrock
Chiedo scusa ai pochi cui fregherà qualcosa, per la mia lunga assenza dal blog :)
Di ritorno da quest'ultimo San Patrizio a Dublino ho iniziato a suonare più frequentemente. Ne è uscita una bozza di pezzo che ho messo nel lettore insieme alle versioni di prova di "Sereneco" che già avevate sentito (e che devo assolutamente sbrigarmi a riregistrare!), e alla versione di prova di "Soleluna", che credo di non aver mai messo sul blog :) Soleluna è una canzone alla quale sono molto affezionato, nonchè la ballata di un futuribile album per il quale ho già scritto 3 canzoni... La nuova nata, invece, l'ho chiamata "Pot the blue shamrock" e per genere, accordatura, luogo d'ispirazione, chitarra impiegata, entra a pieno titolo nel progetto per chitarra acustica e accompagnamenti che prenderà il nome di Sereneco (sempre se davverò la completerò mai :P). Pot The blue Shamrock è un pezzo difficile, e tuttora faccio molta fatica ad eseguire decentemente la chitarra d'accompagnamento. La versione registrata, perlappunto, è contaminata da piccoli errori, ed è sostanzilamente lo "scheletro" su cui vorrei lavorare per il pezzo. Di idee in testa ne ho parecchie, ma più che altro sono fronzoli che mi risulta difficile ricordarmi di volta in volta. Pertanto ho deciso di adottare un metodo un pò atipico: Non costringermi a suonarla, nè a studiarmi il pezzo a tavolino, fino alla nausea, ma suonarla di tanto in tanto, il giusto per metabolizzarla, e col tempo riregistrarla con le correzioni e le sofisticherie che più mi piacerà apportare.
Buon ascolto, e fatemi sapere che ne pensate :)
